Infinito in inglese - regole, usi ed errori da evitare

Barbara Ferri 29 aprile 2026
Matita evidenzia "cut" e "wrote" su un foglio con esercizi di grammatica inglese, tra cui la forma infinito.

Indice

L’infinito in inglese è una struttura semplice solo in apparenza: cambia forma, cambia funzione e, in alcuni casi, sparisce persino il to. Per chi studia grammatica, il punto non è memorizzare una lista infinita di eccezioni, ma capire quando la forma piena, quella nuda o una costruzione diversa servono davvero. In questa guida metto ordine tra definizione, usi, errori tipici e criteri pratici per scegliere la soluzione giusta.

Le regole base da tenere a mente fin da subito

  • In inglese l’infinito può presentarsi come to-infinitive o come bare infinitive.
  • Dopo molti verbi, aggettivi e nomi si usa la forma con to; dopo i verbi modali il to sparisce.
  • L’infinito può esprimere scopo, intenzione, opinione o completare il significato di un altro verbo.
  • Le forme più avanzate includono il continuo, il perfetto e il passivo, ma non hanno tutti la stessa frequenza d’uso.
  • Gli errori più comuni nascono dal confronto con l’italiano e dalla confusione con il gerundio.

Che cos’è davvero l’infinito in inglese

Io partirei da una distinzione che evita metà dei dubbi: in inglese l’infinito non è sempre una sola forma. Esistono il to-infinitive (to speak, to go, to be) e il bare infinitive (speak, go, be), cioè l’infinito senza to. Entrambi sono forme verbali non finite, quindi non indicano persona né tempo come un verbo coniugato.

Per un lettore italiano questo è il primo punto davvero importante: in inglese non basta pensare all’infinito come alla “forma base” del verbo. Bisogna capire in quale costruzione compare. A volte il verbo all’infinito è introdotto da to, altre volte no, e la differenza non è stilistica ma grammaticale. Una volta chiarito questo, ha senso guardare le forme principali in modo ordinato.

Spiegazione dell'infinito (in inglese

Le forme dell’infinito e come riconoscerle

Le forme dell’infinito servono a esprimere rapporti di tempo e di voce senza trasformare il verbo in una forma finita. Nella pratica, non tutte compaiono con la stessa frequenza: le più comuni sono la forma semplice e quella perfetta, mentre le versioni continue e passive si incontrano soprattutto in testi più avanzati o in contesti formali.

Forma Struttura Uso principale Esempio
Simple infinitive to + base form Azione generica o contemporanea rispetto al verbo principale to study, to work, to leave
Bare infinitive base form Dopo modali, make, let e alcuni verbi di percezione can go, let him stay, saw her enter
Continuous infinitive to be + -ing Azione in corso to be studying, to be working
Perfect infinitive to have + past participle Azione precedente rispetto al verbo principale to have finished, to have gone
Perfect continuous infinitive to have been + -ing Azione durata nel tempo prima del verbo principale to have been waiting, to have been studying
Passive infinitive to be + past participle Focus sull’azione subita dal soggetto to be invited, to be chosen
Perfect passive infinitive to have been + past participle Azione passiva avvenuta prima del verbo principale to have been invited, to have been selected

Se devo semplificare al massimo, direi così: la forma semplice è quella che incontri più spesso, la perfetta ti serve per parlare di qualcosa che è già accaduto, e la passiva sposta l’attenzione su chi subisce l’azione. Da qui si capisce meglio perché in alcune frasi to resta, mentre in altre viene eliminato.

Quando si usa l’infinito con to

Il to-infinitive è la forma più versatile e, per molti studenti, la più rassicurante. Compare dopo molti verbi, dopo aggettivi, dopo nomi e nelle frasi che esprimono uno scopo. In più, spesso è la costruzione più naturale quando l’azione viene vista come progetto, intenzione o risultato atteso.

Dopo verbi di intenzione, decisione o desiderio

Con verbi come want, decide, plan, hope, agree, promise e learn, l’infinito con to è la scelta normale: I want to improve my English, She decided to move to London, We hope to see you soon. Qui l’infinitivo indica un’azione ancora proiettata in avanti, non un’attività generica.

Dopo aggettivi che esprimono stato o valutazione

Anche molti aggettivi richiedono il to-infinitive: ready to go, happy to help, difficult to explain, easy to use, likely to happen. In questi casi l’infinito completa il senso dell’aggettivo e chiarisce quale azione stiamo descrivendo. È un uso molto frequente nei testi scritti e nelle risposte d’esame.

Dopo nomi astratti

Con alcuni nomi, soprattutto astratti, l’infinito con to funziona come un completamento naturale: the ability to listen, the chance to travel, the decision to study, the need to rest. Qui non stiamo semplicemente aggiungendo un verbo: stiamo specificando il contenuto del nome, come se dicessimo “la possibilità di fare qualcosa”.

Per esprimere scopo

Questa è una delle funzioni più utili nella scrittura: I study English to work abroad, She left early to catch the train, He called me to explain the situation. In italiano spesso traduci con “per”, ma in inglese la struttura più naturale resta l’infinito con to. Quando la frase parla di obiettivo o finalità, questa è spesso la scelta più pulita.

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Dopo parole interrogative indirette

In espressioni come I don’t know what to say, She asked where to go, He explained how to do it, l’infinito con to aiuta a condensare l’informazione. Qui la costruzione è molto pratica perché evita una subordinata più lunga. È un uso che dà molta naturalezza allo scritto e al parlato.

Se memorizzi questi quattro contesti, gran parte dei dubbi sparisce. Il passaggio successivo è capire quando to deve invece scomparire del tutto.

Quando si usa senza to

Il bare infinitive è la parte che crea più confusione a chi parla italiano, perché nella nostra lingua l’infinito non perde mai il suo “segnale”. In inglese, invece, il to si omette in contesti molto precisi: soprattutto dopo i verbi modali, in alcune espressioni causative e dopo certi verbi di percezione.

Caso Struttura Esempio Nota pratica
Verbi modali can, could, may, might, must, should, will, would + base form She can speak English well. Il modale porta già la funzione grammaticale: il to non serve.
Make e let make/let + oggetto + base form They let us leave early. Con make il verbo successivo resta nella forma nuda.
Verbi di percezione see/hear/watch/feel + oggetto + base form I heard her sing. La scena viene percepita come completa o immediata.
Help help + oggetto + base form / to + base form He helped me fix the bike. Qui entrambe le forme sono possibili, ma la forma nuda è molto comune.

Il punto non è imparare queste strutture come eccezioni isolate. Io le leggo come segnali: se il verbo che precede è modale, causativo o percettivo, la probabilità che serva la forma nuda è molto alta. In questo modo si evita l’errore più frequente, cioè aggiungere un to dove l’inglese lo considera superfluo o addirittura sbagliato.

Gli errori più frequenti degli italofoni

Quasi tutti gli errori sull’infinito nascono da un’abitudine molto italiana: pensare che basti tradurre parola per parola. In inglese, invece, la forma corretta dipende dalla costruzione intera. Ecco gli sbagli che vedo più spesso quando qualcuno impara questa regola.

Errore comune Forma corretta Perché succede
I can to go I can go Dopo i modali non si usa mai to.
I want go home I want to go home Verbi come want richiedono il to-infinitive.
I enjoy to study I enjoy studying Qui non serve l’infinito, ma il gerundio.
She made me to wait She made me wait Con make il verbo successivo resta nella forma nuda.
I don’t know what do I don’t know what to do Dopo what, where, how e simili spesso serve l’infinito con to.

Il mio consiglio è di non leggere questi errori come semplici sbavature. Sono segnali utili: ti dicono esattamente dove l’italiano tende a interferire con l’inglese. E proprio da qui nasce il confronto più utile, quello tra infinito e gerundio.

Infinitivo o gerundio come scegliere senza andare a memoria

Molti studenti imparano prima la regola dell’infinito e poi scoprono che, in altre frasi, l’inglese preferisce il gerundio. È normale. La scorciatoia migliore, secondo me, è questa: se l’azione è vista come obiettivo, progetto o possibilità, spesso vince l’infinito; se è vista come attività, esperienza o pratica, spesso entra in gioco il gerundio.

Se il verbo esprime... Di solito segue... Esempio Idea da ricordare
Intenzione o decisione to-infinitive They decided to leave. L’azione è ancora davanti a noi.
Piacere o interesse -ing form She enjoys reading. L’attenzione è sull’attività in sé.
Tentativo try to / try + -ing Try to open it. / Try opening it. La differenza può cambiare sfumatura e strategia.
Smettere o interrompere stop to / stop + -ing He stopped to smoke. / He stopped smoking. Una forma indica scopo, l’altra cessazione.
Ricordare o dimenticare remember/forget + to / -ing Remember to call me. / I remember calling you. Una forma guarda al compito, l’altra al ricordo.

Questo confronto è utile perché mostra un principio più ampio: l’inglese non sceglie sempre la forma in base al significato generico del verbo, ma in base al modo in cui l’azione viene inquadrata. Se hai questa prospettiva, imparare diventa meno meccanico e molto più solido.

Il controllo rapido che uso quando ho un dubbio

Quando voglio decidere in pochi secondi, io mi faccio tre domande. La prima è semplice: prima del verbo c’è un modale? Se la risposta è sì, di solito uso la forma nuda. La seconda: il verbo principale appartiene a quelli che richiedono il to-infinitive? Se sì, il to resta. La terza: sto esprimendo scopo, intenzione o una subordinata indiretta? Anche qui, molto spesso, l’infinito con to è la soluzione giusta.

Se invece il dubbio continua, non forzare la frase. Fermati un attimo e guarda l’intera struttura, non solo il verbo isolato. È questo il punto in cui la grammatica inglese smette di sembrare una collezione di eccezioni e diventa una serie di scelte abbastanza prevedibili. Ed è proprio lì che l’uso dell’infinito inizia a diventare davvero naturale.

Domande frequenti

Il to-infinitive è la scelta normale dopo verbi come want, decide, plan, hope, agree, promise e learn. Si usa anche dopo aggettivi come ready, happy, difficult, easy e likely, e dopo nomi astratti come ability, chance, decision e need. Inoltre compare per esprimere scopo e in molte interrogative indirette con what, where e how.

Il to sparisce soprattutto dopo i verbi modali, quindi con can, could, may, might, must, should, will e would si usa la base form. Lo stesso succede con make e let, con i verbi di percezione come see, hear, watch e feel, e spesso con help. Esempi: I can go, They let us leave, I heard her sing.

Una scorciatoia utile è questa: se l’azione è vista come obiettivo, progetto o possibilità, di solito serve l’infinito; se è vista come attività, esperienza o pratica, spesso serve il gerundio. Per questo si dice They decided to leave ma She enjoys reading. Alcuni verbi cambiano sfumatura a seconda della forma, come try, stop, remember e forget.

Il simple infinitive, formato da to + base form, è la forma più comune e indica spesso un’azione generica o contemporanea. Il perfect infinitive, con to have + past participle, segnala un’azione precedente rispetto al verbo principale, mentre il passive infinitive sposta il focus su chi subisce l’azione, come in to be invited. Esistono anche forme più avanzate, come il continuous e il perfect passive infinitive, ma sono meno frequenti.

Gli errori tipici sono aggiungere to dopo un modale, dire I can to go invece di I can go, oppure dimenticarlo dove serve, come in I want to go. Un altro errore frequente è usare l’infinito quando serve il gerundio, per esempio I enjoy studying e non I enjoy to study. Attenzione anche a make, che richiede la forma nuda: She made me wait.

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Autor Barbara Ferri
Barbara Ferri
Mi chiamo Barbara Ferri e ho accumulato 12 anni di esperienza nel campo della lingua e della cultura inglese. La mia passione per l'inglese è iniziata fin da giovane, quando ho scoperto quanto possa essere affascinante esplorare nuove culture attraverso la lingua. Questo mi ha spinto a dedicarmi a questo settore, aiutando gli altri a comprendere meglio la lingua e le sue sfumature. Scrivo principalmente di argomenti legati alla lingua inglese e alle certificazioni, cercando di rendere accessibili anche i concetti più complessi. Il mio approccio si basa su una ricerca approfondita e sull'analisi delle informazioni, per garantire che ciò che condivido sia utile e aggiornato. Mi impegno a semplificare le difficoltà linguistiche e a seguire le ultime tendenze nel campo, affinché i lettori possano trovare risposte chiare e comprensibili alle loro domande.

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