In inglese i pronomi relativi servono a rendere le frasi più precise e scorrevoli
- I più usati sono who, which, that, whose e, in contesti formali, whom.
- La scelta dipende soprattutto da tre fattori: persona o cosa, funzione nella frase e tipo di proposizione relativa.
- In molte relative defining il pronome si può omettere, ma solo quando non è soggetto.
- Le relative defining e non-defining cambiano sia il significato sia la punteggiatura.
- Gli errori più comuni per chi parla italiano riguardano who / which, le virgole e l’uso troppo esteso di that.
Che cosa fanno davvero i pronomi relativi
Io li considero un ponte tra due pezzi di informazione. Invece di dire “the woman is my aunt. The woman lives in Rome”, l’inglese preferisce unire i due elementi: The woman who lives in Rome is my aunt. Il pronome relativo introduce una relative clause, cioè una proposizione che aggiunge informazioni su una persona, un oggetto, un luogo o un momento.
Il vantaggio è immediato: la frase diventa più compatta, più naturale e meno ripetitiva. Quando studi grammatica inglese, questo è il punto da fissare per primo: il pronome relativo non serve solo a “tradurre” una parola italiana, ma a creare un legame logico tra le informazioni. Da qui nasce la scelta del pronome giusto, che dipende dal tipo di parola a cui ti riferisci.
Quale pronome scegliere in ogni situazione
Quando insegno questo argomento, parto sempre da una domanda semplice: stai parlando di una persona, di una cosa o di un possesso? Se rispondi bene a questa domanda, metà del lavoro è già fatto.
| Pronome | Uso tipico | Esempio | Nota pratica |
|---|---|---|---|
| who | Persone | The teacher who helped me was kind. | È la scelta più comune e naturale per il soggetto riferito a una persona. |
| which | Oggetti, animali, idee | The book which won the prize is expensive. | Molto frequente nello scritto; nel parlato può suonare più formale di that. |
| that | Persone e cose nelle defining relative clauses | The film that we watched was long. | È versatile, ma non si usa nelle non-defining relative clauses. |
| whose | Possesso | The student whose bag was stolen reported it. | Significa “il cui / la cui / i cui / le cui” e non va tradotto in modo troppo letterale. |
| whom | Persona come complemento, soprattutto in registro formale | The professor whom I met yesterday was helpful. | Nel parlato moderno è meno comune; spesso si preferisce who o la forma senza pronome. |
| where | Luogo | This is the café where we met. | È un avverbio relativo, non un pronome in senso stretto, ma fa parte dello stesso quadro grammaticale. |
| when | Tempo | I remember the day when we left. | Anche qui si tratta di un avverbio relativo, molto utile nei testi e nelle conversazioni naturali. |
Se vuoi una scorciatoia pratica, usa questa griglia: who per le persone, which per le cose, whose per il possesso, that quando la relativa è restrittiva e vuoi una forma semplice. Una volta fissato questo schema, il passo successivo è capire se la relativa aggiunge un’informazione essenziale o solo una nota in più.

Le relative clauses definenti e non definenti cambiano tutto
Questa è la distinzione che, secondo me, chiarisce più dubbi di qualsiasi lista di regole. Una defining relative clause serve a identificare precisamente la persona o la cosa di cui parli. Senza quella parte, la frase perde informazioni fondamentali. Esempio: The students who passed the exam celebrated all evening. Qui non stai parlando di tutti gli studenti, ma solo di quelli che hanno passato l’esame.
Una non-defining relative clause, invece, aggiunge un dettaglio accessorio su una persona o una cosa già identificata. Esempio: My sister, who lives in Milan, is a designer. Le virgole sono obbligatorie e il pronome non si omette. Inoltre, in questo tipo di struttura that non si usa.| Tipo di relativa | Funzione | Virgole | That | Omissione del pronome |
|---|---|---|---|---|
| Defining | Identifica il referente in modo essenziale | No | Sì, spesso | Sì, se il pronome è complemento |
| Non-defining | Aggiunge un’informazione extra | Sì | No | No |
Se questa distinzione ti entra in testa, tutto il resto diventa più lineare. E a quel punto puoi passare con più sicurezza a un altro nodo delicato: quando il pronome si può togliere del tutto senza rompere la frase.
Quando il pronome si può omettere
In molte relative defining, il pronome può sparire se non è il soggetto della frase. È una soluzione molto comune in inglese naturale: The book I bought yesterday suona perfettamente normale, così come The restaurant we chose was excellent. Io consiglio di vedere questa omissione come una scelta di stile, non come una scorciatoia casuale.
Ci sono però due limiti importanti. Il primo: se il pronome è soggetto, non si può omettere. Perciò dici The man who called me, non una versione senza pronome. Il secondo: nelle non-defining relative clauses il pronome resta quasi sempre presente, perché la struttura deve rimanere chiara anche dal punto di vista grafico e ritmico.
Con le preposizioni, poi, l’inglese ti offre due strade: una più colloquiale e una più formale. The city I grew up in è molto naturale nel parlato; The city in which I grew up è più rigida e formale. Entrambe sono corrette, ma non trasmettono la stessa tonalità. Da qui nascono gli errori più frequenti, soprattutto per chi traduce mentalmente dall’italiano.
Gli errori più comuni di chi parla italiano
Qui non serve teoria astratta: servono correzioni concrete. Gli errori che vedo più spesso sono questi.
- Usare which per le persone: dire The man which called me è sbagliato. Per le persone serve who o, in alcuni casi, whom.
- Mettere that nelle non-defining clauses: My brother, that lives in London, ... non funziona. Qui devi usare who o which, con le virgole.
- Dimenticare le virgole: se l’informazione è aggiuntiva, le virgole non sono decorative. Cambiano la struttura della frase.
- Tradurre male whose: whose car non è “the car of who”. È una forma di possesso diretta e molto efficiente.
- Temere troppo whom: è vero che si usa meno nel parlato, ma in contesti formali può comparire. Non è una parola “arcaica”, solo più elegante e meno frequente.
- Abusare di that: è comodo, ma non è il pronome universale. Se lo usi sempre, la tua scrittura suona meno precisa.
Quando correggo questi punti, noto spesso un miglioramento immediato non solo nella grammatica, ma anche nella leggibilità generale del testo. Il passo successivo, quindi, non è memorizzare altre eccezioni: è allenare l’occhio a riconoscere le strutture giuste in modo rapido.
Il modo più rapido per fissarli davvero
Il metodo che funziona meglio è molto semplice e, proprio per questo, viene spesso sottovalutato. Io lo riassumo in tre mosse: individua il nome, chiediti che funzione ha il pronome, decidi se l’informazione è essenziale o extra. Se fai questo controllo ogni volta, la scelta diventa molto più automatica.
- Leggi la frase e sottolinea il referente: persona, cosa, luogo o tempo.
- Verifica se il pronome sarebbe soggetto, complemento o possesso.
- Controlla se la relativa è defining o non-defining.
- Riscrivi la frase in due versioni: con e senza pronome, quando è possibile.
Per allenarti bene, usa frasi brevi e trasformale. Per esempio: I met a woman. She works with my cousin. diventa I met a woman who works with my cousin. Oppure: That is the café. I told you about it. diventa That is the café I told you about. Questo tipo di esercizio ti insegna molto più di una lista di regole, perché ti obbliga a ragionare sulla funzione della parola, non solo sulla sua forma.
Il dettaglio che fa la differenza nei testi più naturali
Se stai studiando inglese per leggere meglio, scrivere con più sicurezza o prepararti a una certificazione, il mio consiglio è netto: metti la chiarezza davanti all’eleganza. Una relativa ben costruita vale più di una frase ricercata ma incerta. Quando hai dubbi, scegli la soluzione più semplice e più leggibile.
- Per le persone, parti da who.
- Per le cose, parti da which o that nelle defining clauses.
- Per il possesso, usa whose.
- Prima di scrivere, decidi se la frase ha bisogno delle virgole.
È questo il punto che, alla lunga, cambia davvero il livello del tuo inglese: non sapere solo “quale parola mettere”, ma capire perché quella parola sta lì. Quando questa logica diventa automatica, i pronomi relativi smettono di essere un ostacolo e diventano uno strumento per scrivere in modo più preciso, naturale e maturo.
